Ciao a tutti !!! 

 
  • Sono Roberta Li Calzi, allenatrice del Boca!

  • Nata a Bologna il 31 Gennaio 1981

  • Laureata in Giurisprudenza il 14 Marzo 2005

  • Allenatrice di settore giovanile, a seguito del conseguimento dell'Attestato di Partecipazione al Corso Informativo di Base CONI - FIGC della stagione sportiva 2000/2001

 

 PER COMINCIARE...

Ho deciso di scrivere questa pagina per presentarmi e soprattutto per scrivere due paroline su questa splendida realtà calcistica che è il BOCA, in particolare il gruppo dei miei ragazzi che è quello che conosco meglio e sul quale pertanto posso permettermi di dare qualche giudizio!!!

Sono nata il 31.01.1981 a Bologna, città che adoro, mi sono laureata in Giurisprudenza a marzo del 2005, gioco a calcio da quando avevo 7 anni e tutt'ora gioco!

Da quanto si può intuire fin da queste prime righe il calcio è la mia passione da sempre! E quando nel 1999 il responsabile del Settore Giovanile del Boca, Giovanni Sgobba (che è stato il mio primo allenatore!) mi ha dato l'opportunità di iniziare ad allenare...ovviamente ho accettato subito con piacere, anche perchè lavorare con i giovani mi piace davvero tanto!

Ho iniziato con un gruppo di bimbi, che poi ho portato avanti per ben 7 anni...fino a che sono diventati ragazzi: agli inizi avevano 6 anni ed erano così teneri con il pallone, che quando correvano gli arrivava alle ginocchia! Alcuni di loro (Gigi, Eddi, Giovanni, Tommy) sono stati con me fin da quel primo anno e oggi fanno ancora parte della squadra di 92 del Boca...ormai stanno diventando degli ometti!

Inutile dire quanto sia affezionata a questi ragazzi prima di tutto sotto l'aspetto umano! Un gruppo che nel tempo si è arricchito di elementi sempre positivi, che hanno contribuito a creare una squadra di calcio, ma soprattutto di amici che stanno bene insieme!

Per non parlare poi degli splendidi genitori con i quali ho il piacere di condividere molte esperienze da tanti anni: la fortuna di questo gruppo è che nessuno ha mai pensato di avere il "figlio campione"...ma tutti hanno sempre messo al primo posto il divertimento dei ragazzi...e questa mentalità mi ha aiutato nel percorso di formazione della squadra che, prima di formare dei calciatori, ha sempre avuto come obiettivo quello di formare degli SPORTIVI e degli ATLETI, non perdendo mai di vista quanto siano importanti quei valori di rispetto, unità e collaborazione costruttiva che ho sempre cercato di infondere nei miei allievi! E quando mi accorgo che queste parole, che ho appena scritto, poi nella realtà trovano la loro espressione, in un ambiente quale può essere quello sportivo, allora si capisce che non si tratta di retorica o di semplici concetti astratti...ma di un modo vincente per costruire un gruppo, qualunque sia la natura del gruppo stesso (scolastica, sportiva, lavorativa...).

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 CHI SONO IO... 

Sono prima di tutto una grande appassionata di CALCIO!

Ma prima di cominciare a raccontare di me come calciatrice...se no poi le mamme del Boca dicono che ho solo la testa nel pallone...scrivo due cose sulla Robby non in veste di giocatrice (è dura eh!) che se vi va di leggere bene...altrimenti passate pure alle righe successive...!

Sono nata il 31 gennaio del 1981 (non racconto tutti gli anni tranquilli!!!) a Bologna, città che adoro e che non cambierei con nessun altra, mi sono divertita molto fin da piccolina, cercando di vivere sempre fino in fondo tutte le esperienze in cui mi buttavo...ma facendo anche la brava a scuola, perchè ho dei bravi genitori che mi hanno sempre fatto capire quanto sia importante la "formazione in generale" (sarà per questo forse che faccio l'allenatrice!). Ho frequentato le elementari Chiostri, in un ambiente magnifico con compagni splendidi e la grande maestra Sonia; poi le medie Besta, esperienza altrettanto positiva; il liceo scientifico Copernico ed infine la facoltà di Giurisprudenza all'Università, dove mi sono laureata il 14 marzo 2005. La mia supermega festa di laurea (100 persone!!!) non poteva che svolgersi indovinate un po'?!?! .... di fronte al Boca ovviamente! Con tutta la truppa di ragazzi e genitori al seguito!

Basta...ho già scritto troppo e vi avevo detto che sarei stata breve con la mia vita al di fuori del calcio....

Quindi adesso si comincia a fare sul serio...E qui, visto che si entra nel "mondo pallone" non vi posso promettere solo poche parole...perchè c'è troppo da dire! E ogni riga che mi appresterò a battere sulla tastiera so già che sarà seguita da un'altra subito dopo che era già nella mia testa...e poi da un'altra...e da un'altra ancora...! Eh sì...negli anni vissuti fino ad ora al Boca ... le cose belle sono state talmente tante che, se mi ci metto, neanche 100 pagine bastano per tutte!

E allora cominciamo...

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 LA GIOCATRICE...

Ho iniziato a giocare a calcio a 7 anni (il numero 7 caratterizza la mia vita calcistica!) nella società del Dopolavoro ferroviario (D.L.F.).

Fin da quando ero piccolina passavo i miei pomeriggi dopo l'asilo a giocare con il pallone (il mitico supertele di plastica!) con i maschietti: trascorrevo ore intere sul campo di cemento del DLF, che in teoria sarebbe stata una pista di pattinaggio, ma visto che non pattinava mai nessuno, io, mio fratello e i miei amici lo usavamo sempre come campo da calcio.

Quando arrivavamo a casa la sera, mia mamma guardava mio fratello Davide, che tutto sommato si presentava un po' sudato sì, ma abbastanza "pulito" ... e poi guardava me, già immaginando qualche danno ... e infatti io finivo la giornata sempre più sporca e con qualche sbucciatura qua e là ...che disastro! Non c'è che dire...la peste di casa sono sempre stata io!

E' stato proprio in uno di quei pomeriggi al parco che io e la mia mamma abbiamo visto un bel cartellone grande con sù scritto: "Scuola Calcio" ... allora io parto in quarta e dico alla mamma: «Che bello...iscrivimi dai!». Andiamo alla sede della società e dicono che possono giocare anche le bambine insieme ai maschietti...così quando arriva settembre i miei iscrivono sia me che mio fratello, che mi seguiva come un'ombra perchè era nel classico periodo (aveva 5 anni) in cui tutto ciò che faceva la sorella maggiore era bello!

Il mio primo allenatore è stato il mitico Giovanni Sgobba, attuale responsabile del settore giovanile del Boca, che con i bimbi ci sapeva fare davvero bene! Era carismatico, affettuoso e sapeva come farci divertire in ogni allenamento! Poi negli anni del D.L.F. si sono susseguiti altri allenatori ... ho cercato di imparare un po' da tutti, perchè la voglia di migliorarmi tecnicamente era sempre tanta!

In seguito, quando avevo 10 anni, sono passata alla polisportiva "La Dozza", dopo una breve parentesi nel Bologna Calcio (dove però da una certa età in poi potevano giocare solo i maschi), e la nuova avventura è iniziata e proseguita per 3 anni insieme a due allenatori che ricordo con grande affetto, Giuseppe Landucci, per tutti "Beppe" e il suo vice, il mitico "Boa": due persone splendide dal punto di vista umano! Il presidente Gigi mi prese subito in simpatia e diventai la sua cocchina! Ogni volta che negli anni successivi mi capitava di tornare ai campi della Dozza, il primo saluto era sempre per lui, il mitico Gigi, che purtroppo oggi non c'è più, ma che vivrà sempre nel ricordo di ogni bimbo "cresciuto" nella sua società di calcio, perchè per lui la cosa che valeva di più era vedere la felicità sui volti dei piccoli atleti che passavano davanti alla sua porta e correvano negli spogliatoi. Una persona che ha dato tanto al calcio giovanile e che per questo ci tengo a ricordare.

In quella società avevo trovato un gruppo di ragazzini fantastici: i primi pomeriggi di allenamento c'era un misto fra curiosità e diffidenza nei confronti di "una femmina che gioca a calcio?!" ...ma ormai ero abituata a certe reazioni! Però in breve tutto si trasformò in qualcosa di naturale, come solo nei rapporti fra bimbi può accadere...e anche in campo tutti i miei compagni erano sempre pronti a difendermi! E anche i genitori erano sempre estremamente carini nei miei confronti, e le mamme potevano così tenere alta la bandiera femminista in uno sport che era ancora tanto tanto "maschio"!

Il primo anno in quella squadra, essendo un gruppo di bimbi che giocava insieme da poco, fu caratterizzato da poche vittorie, ma da un grande divertimento! L'anno seguente invece fu costellato di vittorie! Mi ricordo ancora l'inizio della stagione: Beppe arrivò al campo con un libro di calcio che descriveva gli allenamenti delle giovanili dell'Atalanta...quel libro insieme all'istinto e alle conoscenze dei mister ci portarono a giocare un campionato di esordienti splendido e a vincere la finale allo stadio Dall'Ara! Me lo ricordo come fosse ora quel pomeriggio: fu come entrare in un sogno, per me che allo stadio ci andavo a fare il tifo per il Bologna, la mia squadra del cuore...era come giocare su un tavolo da biliardo e a noi piccoli sembrava ancora più imponente quel campo meraviglioso! Negli anni successivi avrei poi giocato altre volte allo stadio, ma il ricordo più bello resta sempre quella finale vinta che ci consegnò la coppa!!!

A quel tempo il limite di età per giocare a calcio coi maschi, nei campionati FIGC, era 12 anni...e così inaspettatamente la società ed il presidente (il grande Gigi che resterà sempre nel mio cuore) decisero di iscriversi l'anno successivo al campionato UISP, che consentiva alle femmine di giocare un anno in più. Fu una scelta che condivisero tutti, anche genitori e ragazzini, e i miei compagni in spogliatoio la festeggiarono con un grande coro per me, capeggiati dai mister! Quello fu un momento particolarmente commuovente, perchè sapevo che quella decisione era stata presa per un'unica persona, che in quei due anni forse si era guadagnata un po' di stima e che altrimenti avrebbe dovuto lasciare quell'ambiente meraviglioso!

L'anno dopo non ci furono più alternative... il mio tempo nel calcio maschile era scaduto, ma visto che vicino a Bologna non c'erano realtà giovanili femminili (ce n'erano poche in generale!) e il Bologna poteva tesserare solo ragazze che avessero compiuto 14 anni (io ne avevo 13!), allora rimaneva un anno, dai 13 ai 14, durante il quale non potevo giocare a calcio in una squadra...aiuto!

L'alternativa fu iscrivermi a basket e pallamano insieme e tirare calci al pallone nel cortile della scuola e ogni volta che potevo nei parchi! Il basket non mi piaceva granchè all'inizio, poi però iniziai a divertirmi. Giocavo nella squadra del D.L.F: i primi tempi mi ricordo che correvo molto più veloce delle altre ragazze, così arrivavo sempre a canestro superandole tutte...poi quando ero lì tiravo la palla così forte che faceva un gran casino contro quel benedetto tabellone e tornava indietro di non so quanti metri! Insomma...tecnicamente ero alle prime armi e io il pallone lo sapevo usare bene coi piedi! Però poi migliorò anche il mio tiro e iniziai a divertirmi di più!

Finalmente, dopo aver compiuto 14 anni, potevo tornare al mio amato calcio!

Ed è qui che inizia la mia avventura nel calcio femminile. La prima tappa non poteva che essere la mia città: il Bologna Calcio Femminile. A 14 anni i miei genitori mi accompagnarono al centro sportivo Cavina, a Borgo Panigale, dove da sempre gioca il Bologna: ero piccolina, magra e scoprì presto di essere la più giovane del gruppo! Nel femminile infatti, a quel tempo non esistevano le categorie divise per fasce di età: la prima squadra era formata da ragazze di 15, 20, 30 anni. Diventai ben presto la "cocchina" della squadra, e quelli furono gli anni della cosiddetta "gavetta", dove tanta era la panchina e dove tanto avevo ancora da imparare! Il mio esordio in serie C, dopo qualche partita di campionato, avvenne in trasferta e fu particolarmente felice: segnai un bel goal di sinistro (che non è il mio piede!) su splendido assist di Veronica (la citazione che faccio qui non è frutto del caso: Vero è una persona speciale, alla quale tutt'ora sono legata da una bella amicizia!)

Dopo qualche anno nel Bologna, condita da una felice parentesi a Castel d'Argile con gli amici Renato, Paolo, Paola...e tutte le ragazze, passai a giocare nell'Imola.

Ho giocato 4 anni e mezzo con la maglia dell'Imola, che guarda caso, era sempre rosso-blù! Periodo fatto di luci ed ombre, anche se prevalgono sicuramente le prime. La gioia più grande è stata la promozione in A2 dopo un anno in cui la squadra ha giocato davvero ad alti livelli. Tanti cambi di allenatori e sempre tanto impegno e voglia di giocare in un gruppo fatto giovani, di persone vere, con le quali era bello vivere i momenti in allenamento e in partita.

Forse dopo quasi 5 anni avevo chiuso un ciclo, o forse sono stati solo gli episodi del momento, a dettarmi la scelta successiva, che fu quella di andare a Lugo, in una serie inferiore rispetto a quella dove giocavo gli ultimi anni con l'Imola, la serie B. Anche qui posso dire di aver incontrato persone splendide, ragazze che sono state mie compagne di squadra anche negli anni successivi, con le quali in quei pochi mesi nacque un bel legame! Sono rimasta lì da novembre 2004 a giugno 2005, poi, per problemi societari, l'anno seguente le ragazze hanno dovuto prendere altre strade. Lo ricordo come un anno pieno di emozioni e di gol!

In seguito sono passata a giocare nel Ravenna: il primo anno ritrovai Adriano, un mister che avevo avuto a Imola e con il quale ho sempre mantenuto un bel rapporto. La campagna estiva delle giallo-rosse (eh sì...proprio come il Boca!) era fatta per vincere il campionato. Obiettivo solo sfiorato, dopo aver mantenuto la testa della classifica per quasi tutto il campionato (quell'anno forse per me era destino...anche coi ragazzi andò così!). Però la soddisfazione è arrivata poco dopo...promozione in A2 a seguito dei ripsescaggi estivi della Divisione Calcio Femminile! Non è come vincere sul campo...ma è pur sempre una gran bella cosa dopo tanti sacrifici in un anno dove meritavamo qualcosa di più!!

E poi per me la beffa nel finale: rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro, per la seconda volta, dopo che il destro aveva fatto crac a Imola, neanche a farlo apposta sempre l'anno successivo alla promozione...si vede che a me la serie A2 non porta bene!

Quando mi sono infortunata (il 7 maggio 2006) già sapevo cosa mi aspettava...e durante l'estate ho fatto per poter tornare con la squadra non all'inizio della preparazione, ma poco dopo, ad ottobre.

L'anno successivo è cambiato il mister: per la prima volta ad allenarmi è stata una donna. Il campionato è andato bene, se si considera che come neo-promosse, siamo arrivate terze....però è rimasto un po' di amaro in bocca. Infatti, alla fine del girone di andata eravamo prime e per lungo tempo abbiamo lottato per il vertice della classifica.

Io personalmente ho giocato un campionato "strano": paradossalmente la mister mi ha dato più spazio e fiducia all'inizio, poco dopo il rientro dall'infortunio, e meno nel girone di ritorno, quando invece fisicamente stavo meglio. La concorrenza all'interno del gruppo era tanta, 13-14 elementi tutte di buon livello. Nonostante tutto ho segnato 4 gol e, ogni volta che ero chiamata all'appello, ho sempre risposto in modo positivo.

Arriva la stagione 2007/2008 e ho scelto Montale, provincia di Modena, in serie B. Mi avvicino un pochino a casa, in un momento in cui lo studio diventa davvero la priorità...a dicembre esame di stato!

Dopo tanto tempo che non metto mano a questa pagina...rieccomi qui!

La stagione a Montale con cui avevo lasciato la storia è andata bene...promozione in A2 all'ultima giornata! Si può dire sia stata la stagione della mia "piena maturazione" calcistica...il mister mi ha fatto giocare in tutti i ruoli del campo...un vero jolly!  Ed ecco che a dicembre arriva l'esame da avvocato: in quei tre giorni a Rimini per le prove scritte si giocava un pezzo del mio futuro!

I risultati li ho saputi ben dopo la fine di quel campionato... la mattina di un venerdì, il 20 giugno 2008, mentre ero sul campo (strano!) ad allenare i bambini del Camp estivo del Bologna F.C. mi è arrivata la telefonata...avevo passato lo scritto al primo colpo...roba da non crederci! Lo ammetto...una lacrimuccia mi è scesa...e poi scusate..solo una come me può trovarsi a Casteldebole mentre tutti i "candidati avvocati" sono in trepidante attesa che escano i risultati in Corte d'Appello! :-)

Il calcio mi porta fortuna non c'è che dire...e poi come poteva arrivare una notizia negativa da quella telefonata mentre ero là che mi divertivo coi pargoli tutta vestita di rosso-blù?!?

Il giorno in cui sarei stata interrogata per l'orale (a Bologna è roba tosta!) l'ho imparato qualche tempo dopo...quando già avevo organizzato i miei 15 giorni di vacanza in Spagna...che volete farci...sono fatta così! Fortunatamente sono stata sorteggiata per il 18 novembre...pertanto avevo deciso di mettermi a studiare esattamente 3 mesi prima...il 18 di agosto, dopo la splendida gita nella terra del flamenco! Riusciranno i nostri eroi??

La stagione calcistica ricominciava prima della fine di agosto..sempre a Montale, con la preparazione pre-campionato...e così iniziarono anche le mie giornate sui libri delle sei materie da portare all'orale...

Quante volte tornavo da allenamento stanca morta vicino alla mezzanotte e mi mettevo a studiare quelle che ritenevo le materie "più leggere"...! Lo sport era una valvola di sfogo non indifferente in quel momento...!

Il 18 novembre è stata una giornata che ricordo con tanta emozione, quella che avevo addosso prima e durante l'interrogazione, e con tanta soddisfazione, per l'esito che è stato il coronamento di tanti anni di studio..ed il primo obiettivo davvero importante della mia "carriera professionale"!

Ero diventata avvocato!

Purtroppo in quel periodo a Montale le cose non andavano bene...e così ho deciso di cambiare aria..mi sono presa un po' di meritato riposo dopo l'esame e a gennaio ho firmato per il Cervia, dove ho finito la stagione con un bel girone di ritorno sempre in A2! Esperienza divertente e che mi ha lasciato un bel ricordo... nel frattempo il Montale non ha avuto sorte fortunata ed è retrocesso in serie B.

ed ora...?

Beh...come si dice...quando si va avanti con gli anni...i giocatori hanno voglia di tornare a casa....

... ma del mio ritorno a Bologna vi parlerò prossimamente....! :-)

Continua...

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 L'ALLENATRICE ...

Un pomeriggio del 1999 suona il telefono di casa: è Giovanni Sgobba, colui che è stato il mio primo mister quando ho iniziato a giocare. Era tanto che non ci sentivamo, anche se i contatti erano rimasti e lui sapeva che la mia vita calcistica non si era mai fermata nel tempo. Per questo mi propose di iniziare ad allenare: disse che sarebbe stato positivo che una ragazza insegnasse calcio ai bimbi piccoli, sottolineando l'importanza di una figura femminile, all'interno di un mondo prevalentemente maschile. L'idea mi attirava, anche se devo ammettere che fino a quel momento non avevo mai pensato che un giorno avrei potuto allenare (forse perchè avevo solo 18 anni, e a quell'età si pensa soprattutto a giocare!). 

Così...la settimana dopo iniziava la mia avventura fra i colori giallo-rossi del Boca! Mi fu presentato per primo Giorgio Cantelli, segretario della società, collaboratore e amico di Sgobba. L'impatto con Giorgio fu subito positivo: di lui colpisce l'enorme esperienza nel mondo del calcio, dove ha giocato e allenato per anni, nonchè la sua schiettezza e simpatia nel raccontare le sue continue "novità". Ogni tanto mi dice che per lui sono un po' come una figlia, per questo lo devo ascoltare e farmi consigliare: in effetti da quando ho iniziato ad allenare è sicuramente la persona che mi ha insegnato più di tutte e che mi ha guidato, anche "dietro le quinte", nelle direzioni giuste. Al suo fianco opera Sgobba, che ha avuto il grande merito di essere l'artefice di entrambe le mie esperienze, di calciatrice e allenatrice, e che ogni volta che si presenta l'occasione, non manca di ripetere: «Questa ragazza l'ho cresciuta io...da quando era piccola così! (e fa il gesto abbassando la mano...)». Queste due figure sono coloro che posso definire i miei guru!

Il primo anno la società mi affiancò ad un allenatore di esperienza, Angelo (in seguito ci venne a dare una mano anche Giancarlo), perchè potessi imparare come si allena una squadra di piccole pesti che iniziano a dare i primi calci alla palla! In realtà erano anni ormai che Angelo era abituato ad allenare ragazzi più grandi e, nonostante ci mettesse l'impegno, non aveva più la pazienza necessaria per allenare quella fascia di età. Era lui il primo ad ammetterlo, e le sue parole mi servirono per capire che a quell'età i bambini entrano in contatto con uno sport nuovo, e quello che bisogna fare i primi tempi è insegnare loro a "muoversi" e a "fare ginnastica", non a calciare la palla. Il gruppo di bimbi era formato da una decina o poco più di bimbi, e subito mi affezionai a tutti quei "pargoli" che correvano di qua e di là con la palla che arrivava alle loro ginocchia! Mi divertivo a guardarli e mi piaceva stare in mezzo a loro! D'altronde i bimbi mi sono sempre piaciuti e ho sempre avuto un bel feeling coi piccoli! Dopo qualche mese Angelo decise che era stanco di allenare e disse che me la potevo cavare anche da sola...così dopo poco tempo mi ritrovai da sola a badare quei piccoletti, la cui unica preoccupazione era fare goal! E allora decisi che era venuta l'ora di prepararsi per bene, perchè non si può improvvisare in nessun campo della vita, tanto più nel momento in cui si ha la responsabilità di crescere ed istruire dei bambini in qualsiasi disciplina.

La società mi fece subito fare il corso per allenatori di settore giovanile: alla fine del mese di lezioni serali mi hanno rilasciato un attestato CONI-FIGC, e dopo qualche tempo ho anche scoperto che all'esame finale ero arrivata prima...e ne sono stata felice. Il corso fu istruttivo, così come i consigli che non mi vergognavo mai di chiedere agli altri allenatori della società, che allenavano categorie diverse (Franco Cristiani, Sandro Francalanci, ecc. ) e che avevano tanta esperienza di calcio, cosa che a me mancava, visto che ero alle prime armi! Quell'anno ci divertimmo e i genitori cominciarono ad abituarsi a questa ragazza un po' "suonata" che cercava di crescere, allenamento dopo allenamento, i suoi bimbi. Eh sì...è proprio così che iniziai a chiamarli, "i miei bimbi", che col tempo sono diventati "i miei ragazzi"!

L'anno successivo iniziava la categoria Pulcini, in quanto il gruppo che avevo iniziato ad allenare era al suo ultimo anno di Scuola Calcio, e così cominciavano anche le prime partitine a 5. I primi tempi, mi ricordo, prendevamo dei bei goal, poi piano piano siamo migliorati! L'anno dopo giocammo un campionatino a 7 contro squadre di 91, cioè di un anno più grandi: la differenza si sentiva, ma sono convinta del fatto che quelle esperienze abbiano contribuito alla crescita della mentalità, oltre che al miglioramento delle doti sportive, di questi ragazzi. Imparare a "lottare" contro chi è più forte accresce la forza di volontà (laddove però non si porti tutto ciò all'estremo, perchè a quel punto l'esperienza può diventare controproducente) e insegna che non bisogna mai arrendersi per raggiungere determinati obiettivi. Così, dopo le sconfitte iniziali, arrivarono i primi pareggi e le prime vittorie, che erano semplicemente il riflesso di una crescita del gruppo e della squadra. Di tutto ciò devo dare grande merito ai genitori, che sono sempre stati una componente importante e positiva nel contesto che si è creato in questi anni: ho avuto la fortuna di non sentire mai nessuno di loro pronunciare frasi del tipo «mio figlio è un campione», «se si fanno giocare tutti poi finisce che si perde», «corri, tira, vai da solo!» ... tutte cose che, si sa, purtroppo sono all'ordine del giorno fra i genitori. Non è cosa da poco quindi avere la fortuna di incontrare un gruppo di famiglie "giuste", che non volevano solo vincere, ma che prima di tutto cercavano per i loro figli il divertimento.

Durante gli anni della categoria Pulcini diventammo piano piano una squadra a 7 davvero forte, e soprattutto piacevole da vedere per i tifosi in tribuna: passaggi di prima e triangoli che venivano naturali a questi bimbi, perchè quello che avevano imparato in fretta era che una squadra si diverte se tutti prendono parte al gioco e non se ce n'è uno che prende palla, se ne smarca 7 e va a fare goal. Anche per me era bello vederli giocare: credo non ci sia soddisfazione maggiore per un allenatore che vedere i propri allievi mettere in pratica quello che si prova durante gli allenamenti. Che poi si tratti di un passaggio di interno piede o di uno schema su palla inattiva, non ha importanza, perchè, come si sa, ogni età conosce esigenze diverse.

E così arrivò il momento del secondo cambio di categoria: da Pulcini diventammo Esordienti e si cominciava a giocare il "calcio vero", cioè quello a 11 su tutto il campo! Si sente dire tante volte come sia sbagliato insegnare la tattica ai bambini: condivido pienamente la teoria indiscussa che gli aspetti fondamentali da valorizzare dai 6 ai 12 anni debbano essere quelli coordinativi e tecnici, perchè come in tutte le cose senza le basi non si va da nessuna parte, però penso anche che sia giusto spiegare al ragazzino, che per la prima volta si trova a giocare in uno spazio così grande, come deve stare in campo. Quindi in realtà un po' di tattica inizia proprio lì, quando si ampliano le dimensioni del campo, altrimenti il ragazzino rischia di trovarsi "spaesato" senza sapere dove andare. 

Il mio modo di allenare ovviamente cambiava di anno in anno: cercavo e leggevo libri di calcio, siti internet, articoli sulle riviste ... e tutto ciò che potesse aiutarmi a preparare sedute di allenamento all'altezza delle esigenze dei ragazzi. E poi mi documentavo su tutto ciò che riguarda la psicologia del ragazzo in ogni fase della sua crescita, un aspetto importante che a volte forse si trascura, e che anno dopo anno cambia, diventando via via sempre più complicata, perchè si sviluppa proporzionalmente alla crescita fisica. Materiali di calcio e di "educazione giovanile" riempivano la mia scrivania (e lo fanno tutt'ora!) ... tant'è vero che ogni tanto mia mamma "si disperava" perchè erano più le volte che vedeva il codice civile e il libro di diritto privato chiuso, e i libri di calcio aperti e "vissuti"! Per non parlare poi delle serate di incontri dedicati agli allenatori, che sono sempre un bel momento di confronto, oltre che di apprendimento di tematiche interessanti.

Insomma, per come sono fatta io, niente si improvvisa, tanto più se si tratta dell'allenamento di bimbi che crescono sulle basi motorie e tecniche che gli allenatori di settore giovanile sono capaci di fornire loro. L'allenatore deve essere soprattutto un educatore in queste fasce di età: bisognerebbe cercare il più possibile di insegnare al bambino come stare in un "gruppo squadra", dove ci sono delle regole (come in tutte le formazioni sociali che si creano all'interno di una società civile) e dei ruoli da rispettare, se si vuole raggiungere insieme lo scopo primario di una società sportiva giovanile, che deve essere quello del divertimento e della correttezza. Solo così si possono "plasmare" dei futuri giocatori di calcio che quando sono in campo sappiano cosa vuol dire il rispetto per l'avversario e mettano in campo i valori sportivi. Non si tratta di retorica o banalità: tante volte ai corsi si sente dire che le risorse delle società sportive dovrebbero essere investite in primis nel settore giovanile, ma troppo spesso queste parole rimangono inascoltate da chi poi effettivamente avrebbe il potere per far sì che le cose vadano in questa direzione. Prevale sempre la voglia di vincere, e di vincere subito, e tante volte questa politica rischia di disperdere per strada quei valori che ormai si trovano solo negli ambienti giovanili, e purtroppo nemmeno in tutti. La finalità principale di noi allenatori di giovani dovrebbe essere quella di formare degli atleti, capaci di esprimersi in ogni contesto sportivo, ma purtroppo molto spesso ciò che prevale è la voglia di mettersi in mostra e di imporsi sugli altri. Certe volte mi rattrista incontrare allenatori che si rivelano esempi negativi per i ragazzi che guidano, i quali a loro volta, di riflesso, adottano comportamenti non consoni ai valori sportivi che, ribadisco, dovrebbero prevalere almeno a quest'età. 

Capitava ogni tanto, e capita tutt'ora, che mi ritagli un po' di tempo coi miei ragazzi per fare due chiacchiere su cosa vuol dire essere un gruppo, allenarsi con impegno e costanza, rispettare i compagni e gli avversari ... e per farlo capire meglio a chi magari ogni tanto si lasciava sfuggire un comportamento non in linea con questi principi, ci sono stati anche momenti di rimprovero e "ramanzina". Però, in tutto questo, è il mister che deve essere il primo a dare l'esempio: se il ragazzino vede che arrivi per primo agli allenamenti, prepari il campo, ti impegni ogni giorno per proporre esercitazioni nuove e divertenti, scherzi quando è il momento ... lo capisce e riesce a dare il meglio senza che nemmeno tu glielo chieda, è questa una delle cose più belle dei bambini, che ti danno tanto, senza se e senza ma. Però chi è dall'altra, l'istruttore, a sua volta deve dare il massimo con loro, perchè lo sentono se in quello che fai ci metti passione o se lo fai tanto per fare.

Uno dei miei "motti" da quando i ragazzi erano bimbi è sempre stato: se l'avversario ti affronta con le parole, magari anche maleducate, il modo migliore per rispondere non è controbattere alle sue frasi con altre parole, ma è quello di ribattere sul campo, magari con due o tre goal nella sua porta. In fondo il calcio è uno sport e come tutti gli sport si gioca soprattutto per vincere, oltre che per divertirsi, e allora, se alla fine vinci, dall'altra parte possono parlare finchè vogliono, ma intanto la gioia e la soddisfazione te la porti a casa tu. Tutt'ora quando un ragazzo mi dice a fine primo tempo: «ho preso tanti calci, l'arbitro bla bla, quello che mi marcava mi ha detto bla bla ...» a me basta guardarlo e pronunciare la domanda famosa: «cosa si deve fare in questi casi?» ... ed ecco che lui risponde da solo alla mia "domanda retorica" e capisce che lamentarsi non serve a nulla.

I ragazzi sono crescuiti, le mie esperienze si sono spostate ad altri gruppi...e qualche volta mi capita di pensare che forse questo tipo di impostazione rischia di essere limitante all'interno di un calcio che è sempre più improntato all'agonismo estremo, accompagnato a volte a comportamenti fastidiosi che denotano poco rispetto per l'altro: la malizia e la furbizia possono diventare un valore aggiunto, che forse andrebbero "insegnati" alla stregua della tecnica e della tattica, ma credo che ogni allenatore si porti dietro un po' di quello che fa parte del suo essere giocatore, e io sono sempre stata una giocatrice troppo buona (1 sola ammonizione in 20 anni di calcio!) ... così rischio di crescere degli allievi troppo poco "furbi" per il calcio di oggi, ma fino a quando questo metodo continuerà a darmi le soddisfazioni che mi ha dato fin'ora, io vado avanti nella convinzione che esso trae la sua origine da principi giusti, da condividere con i giocatori, con la società, e con i genitori!

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